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30/09/11

Le Giuggiole delle zio Angiolino

Lo zio Angiolino abitava nella casa in campagna dove era nata mia nonna, era il mezzadro, coltivava gli ulivi, le viti e teneva gli animali due buoi bianchi con delle corna lunghe, l'asino, i conigli e i polli. Forse aveva anche i maiali, sicuramente,  ma non li ricordo.
Davanti a casa c'era il pozzo, che mi faceva paura prenderci l'acqua perché era profondo e quando buttavi il secchio sembrava che non arrivasse mai giù. Forse da piccolissima mi avevano insegnato che là dentro ci stava il diavolo o qualcosa del genere....
Si andava a casa dello zio Angiolino, con la nonna, dopo che eravamo stati al cimitero a trovare il nonno , si andava a trovare i morti con la stesso spirito con il quale si andava a trovare la cugina, la zia Maria che aveva male ai piedi e stava sempre a letto, ed i parenti tutti. Quasi una scampagnata e ci scappava sempre la pasta al bar di Trespiano. 
Il fioraio, che doveva essere una mezza parente, mi scambiava sempre con le mie sorelle e non si rendeva mai conto di quale delle 3 ero se la grande o la piccola, ma che fossi quella di mezzo non gli veniva mai.
Il Giuggiolo stava nel pollaio. Il pollaio era in discesa, ho scoperto dopo che quasi tutti i pollai sono in discesa, meno che quelli dei parenti di Stefano che vivendo in Pianura padana sono obbligatoriamente pari, mi dicevano che le uova rotolavano e poi le raccoglievano nel fosso.. (non ci credete le galline non perdono le uova per il pollaio le fanno sempre nel solito posto!!!)
Quante cose mi diceva lo zio Angiolino e io credevo a tutte, perché avevo 3 forse 4 anni....
Per cogliere le giuggiole ci voleva la scala, le case di campagna erano sempre piene di scale a pioli, mangiate dai tarli, sudice e pencolanti. c'erano le scale per pulire i tetti, per potare gli olivi, per raccogliere i fichi, di tutte le misure, il fattore comune era che all'inizio mancava un piolo che quando scendevi dovevi fare il salto o allungarti tutta.
A me era vietato salire sulle scale, però ogni tanto su qualcuna dimenticata,  appoggiata ad un olivo, ci facevo un giro, mi sembrava di essere chissà cosa, di aver conquistato il mondo a trovarmi seduta su un ramo ad un metro da terra.
Le scale servivano anche a riportar giù il babbo dal noce e dal fico quando si arrampicava in cima e poi non sapeva scendere, perché il fico, soprattutto, è traditore sali sali e poi è difficile scendere. Sotto il noce, invece, è bene non addormentarsi d'estate perché ci si brucia che la sua ombra è traditrice. Non ho mai scoperto se è vero. Non ho mai dormito sotto un noce alle due del pomeriggio.
Mamma adorava le giuggiole, andava su lei, con la scala all'epoca avrà avuto 25 anni, jeans vita bassa e maglietta in perfetto stile anni '70, e le metteva tutte nell'insalatiera di plastica, quella con il bordo ondulato di improbabili color arancione o verde, ma quelle della zia Fidalma (la moglie dello zio Angiolino) erano di un bianco vecchio color camiciola di lana infeltrita consumate dalla lana d'acciaio che si spellavano tutte. Ma anche quelle della mia nonna erano così. Poi, dopo la plastica, sono venute le ciotole di arcopal similvetro colorato bianche con i fiorellini azzurri o marroni color Coca cola. 
Io non ho mai mangiato le giuggiole, quelle cose che sembravano olive color marrone non le ho mai assaggiate. forse non mi piacciono nemmeno.
Mi piacerebbe salire su un giuggiolo, raccoglierne una ciotola e mangiarle ad una ad una. Forse ora mi piacerebbero non so. 
Ci sono delle cose che non ho fatto. Non le potrò più fare.

Notizie scientifiche sul Giuggiolo
a Firenze (e la definizione l'ho presa direttamente dal Vohabolario) si dice 

ANDA' IN BRODO DI GIUGGIOLE  in riferimento al contenuto zuccherino delle giuggiole, il proverbio viene usato per indicare chi prova, per merito proprio o di altri, la dolcezza di un forte godimento.

Praticamente quello che ho provato quando ho aperto il regalo che Cristiana mi ha fatto per il mio compleanno. Un intera matassa di wollmeise 
Quando ho visto la collana, regalo di Filly
Quando ho letto il libro sui fiori, regalo di Agnese




 

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Cara Mirella,
quanti ricordi fai affiorare alla mia mente!!!! Anche in romagna, da dove provengo, c'erano le giuggiole, e lo zio della mia mamma ce le spediva qua insieme alle olive nere da mettere nei vasetti con il sale e le fettine di arancia. Ti leggo sempre volentieri, la mattina è come bere una buona medicina che aiuta.
Un abbraccio. Renata - Trento

Alessia ha detto...

Cara Mirella,io non sono d'accordo,di giuggiole ne puoi mangirae quante ne vuoi, puoi ancora arrampicarti e stare con le gambe a penzoloni,puoi dormire sotto il noce e scottarti,puoi mangiare pasterelle e puoi pure salire malandate scale e pioli...e sai perchè?perchè sei viva e hai il dovere di vivere...lo so, qui andiamo sul peso e ci vorrebbe la batwoman, ma fidati di me,uso poche parole, ma tu fatti violenza e fai tutto quello che farebbe sorridere tua madre...il cuore è un organo forte, quando metà muore, l'altra metà lotta per rigenerarsi..
ti abbraccio fortissimo

bilibina ha detto...

Ciao Mirella, che bel racconto, io non ho mai visto un giuggiolo in vita mia, almeno credo..se finalmente decidi di sali sulla scala e di raccoglierne un po'..lasciamene una che l'assaggio!
Un abbraccio!

emme ha detto...

@Renata, o avuto il piacere di dirtelo di persona: è un onore per me sapere che mi leggi.
@Alessia, non disturbiamo la batwoman che c'ha da fare... ieri in cassa mi è passato un vassoio di giuggiole, così come passavano i fichi nei giorni della ficata e mi è venuto in mente il giuggiolo dello zio dove andavo da piccola
mi pento di non aver mai mangiato quelle giuggiole ...
@Bilibina nench'io saprei dove trovare un giuggiolo forse al mercato già colte, in quel caso assaggiale e pensa a me!!!

aracne ha detto...

Bellissimo, questo racconto, così pieno di ricordi e di emozioni, anche quando diventa struggente ci scappa sempre il sorriso.

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